Transience Exhibit

In occasione della IX edizione di FotoGrafia – Festival Internazionale di Roma, di Roma Art2Nights e AMACI - Giornata del Contemporaneo 2010 la Z2O Galleria | Sara Zanin è lieta di presentare la mostra collettiva Transience di Alberto Di Cesare, Olimpia Ferrari, Michael S. Lee, Ieva Mediodia, Annu Palakunnathu Matthew e Glen Sacks. Transience presenta diversi modi di rapportarsi alla temporalità attraverso la memoria di ciò che è stato ed è nell’oggi, accomunati dall’implicito desiderio di mettere in prospettiva il domani per prefigurarlo, o soltanto esorcizzarlo. Anche se i singoli ricordi, i sogni e la memoria — come ci insegna Henri Bergson — non parlano soltanto di ciò che è stato o ciò che è ma attraversano una dimensione avvolta in sé stessa, dove il passato ed il presente si incontrano e si scontrano, interrogando l’avvenire.

Michael S. Lee presenta un intervento site specific dove elementi minimi, frammenti di memoria personale, si auto-generano dando forma a delle “città invisibili”. Una scrittura automatica di spazi fisici e mentali dove il passato ed il presente si intrecciano senza interruzione con il possibile e l’immaginario.

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On the occasion of the 9th edition of Fotografia-Festival Internazionale di Roma, Roma Art2Nights, and AMACI- Giornata del Contemporaneo 2010 the Z20 I Sara Zanin Gallery  is proud to present the group show Transience, featuring Alberto di Cesare, Olimpia Ferrari, Michael S. Lee, Ieva Mediodia, Annu Palakunnathu Matthew e Glen Sacks. Transience presents different ways to deal with temporality through memory which has been and is today implicitly shared with the desire to put into perspective the tomorrow, to prefigure, foreshadow it or simply exorcise it. Even if single memories, dreams, and memory — as Henri Bergson teaches — don’t speak only of what has been or what is, but they cross a dimension wrapped in itself, where past and present meet and clash to question the future. 

Michael S. Lee presents his site specific work in which minimal elements, fragments of personal memory auto-generate to give shape to ‘invisible cities’.  An automatic writing of physical and mental spaces where the past and present cross paths uninterrupted with the possible and the imaginary.